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La zebra coraggiosa.

In una notte buia, in mezzo alla savana, un suono lontano mille stelle faceva eco da chissa’ quale orizzonte.

Non era un allarme, impossibile nella savana, forse il fischio di qualche cacciatore? No, vi state sbagliando: era l’urlo di una zebra coraggiosa che senza fermarsi un istante stava correndo a dare una mano ad un elefante, rimasto impigliato senza ragione tra

due grossi tronchi d’albero.

L’elefante era intento a rincorrere una lucciola, ma nel buio della notte, non si era accorto di quei due alberi troppo vicini tra di loro, lui, impegnato nell’inseguimento, non aveva calcolato bene le distanze.

Correva dietro alla lucciola senza pensare che se avesse proseguito per quell’anfratto, non sarebbe uscito intatto.

In un secondo infatti rimase impigliato con tutte e due le zanne nei tronchi d’albero, senza riuscire piu’ a venirne fuori.

Un gran bel guaio!

Non voleva passare la notte tutto solo lontano dal branco, chissa’ a quanti pericoli poteva andare incontro.

Inizio’ ad urlare cosi forte che li vicino a dove si era impigliato, una zebra, ma non una semplice zebra, una zebra super coraggiosa, si sveglio’ dal pisolino e corse a vedere di cosa si trattasse.

Quando si trovo’ il grosso sederone dell’elefante in mezzo a due tronchi d’albero, subito capi’ cosa fosse accaduto e inizio’ a ridere e ridere e ridere.

Rideva a crepapelle!

L’elefante si vergognava tantissimo di farsi vedere in quelle condizioni dalla zebra insolente e si giustifico’ dicendo:

“Io stavo solo giocando. Pensa se la stessa cosa fosse accaduta a te: hai mai provato ad inseguire una lucciola? Ti rendi conto che per un elefante grande e grosso come me come puo’ essere strano inseguire un esserino cosi piccolo capace di volare? Riesce a dare la sensazione di volare anche a me, che sono invece cosi pesante!”

La zebra poverina non riusciva a smettere, nonostante le parole dell’elefante, ma anzi, rideva ancora piu’ forte, tanto da cadere all’indietro e dare una sederata sul terreno!

Adesso almeno anche l’elefante rideva di gusto e inizio’ a placare la sua avvenenza: “Quando hai finito di ridere di me ti spiacerebbe provare a darmi una mano?”

La zebra inizio’ a far dei tentativi.

Prima provo’ tirando forte la coda dell’elefante. Voleva tirarlo via di li aggrappandosi alla sua coda, ma capi’ grazie anche alle urla dell’elefante che questa forse non era esattamente una buona idea.

“Ti prego basta, non resisto, trova un’altra idea per tirarmi via da qui!” Implorava l’elefante.

La zebra allora uso’ i suoi zoccoli per spingere il sederone dell’elefante in avanti, ma il grosso animale non si muoveva di un millimetro.

Provo’ a fargli trattenere il fiato cosi il suo testone si sarebbe rimpicciolito e le zanne si sarebbero liberate da sole, ma nemmeno questa soluzione riusciva ad aiutare l’elefante.

La zebra esausta e senza piu’ idee, disse:

“E va bene amico mio, non mi rimane che cercare aiuto: mostrami dove si e’ accampato il tuo branco ed io andro’ a parlare col tuo capo e lo portero’ qui per farti uscire!”

“Vuoi andare tu da solo a cercare aiuto? In questa notte cosi nera? Ti avviso se tu vai a cercare il mio capo branco lui si arrabbiera’ moltissimo, prima con te che l’hai svegliato e poi con me per questa marachella! Domani mattina presto noi dobbiamo partire per le vacanze!”

Ma la zebra fu irremovibile! Ormai aveva deciso che doveva tirarlo fuori di li e per fare cio’ aveva bisogno di qualcuno che fosse grosso quanto il suo amico.

Corse di buona lena all’accampamento e arrivato inizio’ ad urlare per svegliare tutti.

Il capo branco divenne subito vigile e si fece raccontare tutto l’accaduto.

Dapprima si arrabbio’ moltissimo, con la zebra per averlo svegliato e poi con l’elefante per il guaio combinato.

Ma la zebra non aveva corso tutta la notte per sentire un vecchio elefante anziano borbottare cosi’ tanto, e gli rispose per le rime:

“Senti tu, re del tuo reame, cosa pensi che io sia venuto qui a fare?

Invece di far tutto questo mormorare devi darti una mossa se lo vuoi aiutare o forse non hai voglia anche tu di tornare a sognare?

Il gruppo lo sai bene tu, non si deve mai separare, ma se questo accade, la colpa non e’ mai di chi si allontana, ma di chi lo ha lasciato fare senza insegnargli come si puo’ salvare!”

Il capo branco all’udir queste parole fece un barrito gigantesco dalla rabbia svegliando anche tutti gli altri animali della savana, ma sua moglie che aveva sentito tutto con fare niente affatto titubante ordino’ al marito di andare a risolvere la situazione.

Il capo col suo branco si mise in marcia.

Arrivati al punto, gli elefanti provarono a spingere il povero malcapitato in tutte le direzioni, ma niente sembrava funzionare.

La zebra che era ancora li con loro a dare soccorso penso’ che se tutti i piu’ grandi animali  non riuscivano nell’intento, forse con un piccolo animale avrebbero risolto ed ando’ di corsa a cercare un picchio!

Appena ne trovo’ uno lo mando’ a chiamare anche tutti gli altri suoi amici! Servivano rinforzi!

Radunati i picchi iniziarono a battere chi su un tronco chi su un altro con tutte le loro forze, liberando all’alba le zanne del povero elefante.

I picchi furono cosi’ bravi nella loro impresa che picchiettando avevano scolpito nei tronchi la faccia della zebra, che in una notte per salvare un amico aveva tenuto in piedi tutti gli animali della savana!


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