fbpx skip to Main Content

I lupi infelici (1 parte)

In una foresta sempreverde, vivevano un branco di lupi famelici. Non erano i classici lupi feroci da far paura al più impavido dei supereroi, ma anzi erano lupi magri e spelacchiati, sempre sporchi e sempre super super affamati.

Anche se avevano fame, non cacciavano mai. Non è che non sapessero cacciare, in realtà non ci provavano nemmeno perchè erano troppo intenti tutto il giorno a lamentarsi di quanto erano sfortunati di essere nati lupi piuttosto che altri animali.

La loro attività quotidiana era piangersi addosso su quanto non gli piaceva essere lupi, perché i lupi non avevano amici, ma al contrario erano visti da tutti come animali cattivi, sempre a caccia di prede e sempre arrabbiati.

In realtà loro non erano sempre arrabbiati, più che altro erano sempre annoiati, e poi, non gli piaceva andare a caccia di conigli e lepri ed altri piccoli animali. Non avevano molta voglia di correre, gli veniva il fiatone! Quei piccoli animali poi, erano così veloci e scaltri.

Il loro pelo, che ne parliamo a fare: loro avevano il pelo ispido e grigio, color topo, invece avrebbero preferito un colore più bello, tipo un bel arancione, caldo e morbido, comodo da accarezzare.

Il loro interlocutore preferito erano un malcapitato gufo, che aveva preso casa proprio sopra l’albero dove erano soliti rannicchiarsi a piagnucolare.

Il povero gufo all’inizio aveva provato a spiegargli che la vita dei lupi è fatta di caccia, di prede, di essere minacciosi e di peli ruvidi pronti alla battaglia, ma non era riuscito a convincerli, ed ormai aveva rinunciato a fargli capire come stavano le cose, così si limitava ad ascoltare sbuffando, le loro lamentele tutto il giorno.

Una mattina però, stanco di tutti quei reclami decise nuovamente di agire impartendogli una bella lezione. Scese dal ramo ed andò dritto dritto dai lupi birboni ed atterrando sul testone di uno di loro incominciò:

“Salve a tutti brutti lupi lamentosi, allora io non ce la faccio più a sentirvi lamentare tutto il giorno che siete dei poveri lupi sfortunati, che non vi va di cacciare e che però avete sempre fame e che poi piangete tutto il giorno…” riprese fiato e continuò:

“Ma vi volete svegliare o no? Brutti lupacci da strapazzo! Io ho bisogno di dormire, e di riposare e se voi vi lamentate tutto il giorno, mi dite come faccio? Eppure dovreste saperlo che i gufi come me hanno bisogno di dormire di giorno perché la notte siamo svegli”

I lupi intontiti da quel fiume di parole rimasero muti come pesci ed il gufo continuò:

“Beh? Non rispondete? Avete forse perso la lingua? Lo sapete o no che ogni gufo che si rispetti il giorno ha bisogno di riposo assoluto e silenzio, lo sapete o no?”

Adesso i lupi oltre ad esser muti come pesci iniziavano ad avere anche un pò paura e con la coda tra le zampe e le orecchie basse continuarono a sorbirsi quella ramanzina.

Il gufo ormai fuori di sé non accennava a smettere, anzi, aggiunse:

“Ho deciso di darvi una bella lezione: visto che vi lamentate sempre della vostra condizione, farò una magia e vi trasformerò in qualche altro animale, ma non chiedetemi di trasformarvi in uccelli, siete troppo tonti per capire come si fa a volare! Chiedetemi qualsiasi altro animale e per un giorno io vi farò provare cosa vuol dire non essere dei lupi.”

I lupacci spelacchiati non riuscivano a credere alle loro orecchie, il gufo faceva sul serio, e li lasciò da soli a decidere quale animale voler diventare.

Il giorno seguente all’alba li avrebbe trasformati.

I lupi passarono il resto della giornata a parlottare tra di loro, proprio non riuscivano a scegliere, uno aveva proposto di essere trasformati in pesci, ma subito gli altri gli fecero cambiare idea per paura di prendersi reumatismi e raffreddore, allora un altro propose di diventare scimmie, ma non erano così convinti di voler saltare di albero in albero a staccar  banane tutto il giorno, infine, proposero il leone così avrebbero finalmente avuto un bel pelo morbido come piaceva a loro, ma il leone gli faceva veramente troppa paura per diventarci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top
×Close search
Cerca