fbpx
skip to Main Content

La nonna di Sole.

Nella fattoria quella mattina c’era aria di festa: sarebbe arrivata la nonna quel giorno stesso, la nonna di Sole. 

La nonna di Sole non era una nonna come tutte le altre, o forse sì, era una super nonna, che sapeva fare mille cose, ma soprattutto sapeva fare i trucchi magici. 

Lei non veniva spesso nella fattoria, perchè era molto impegnata con la sua di fattoria, dall’altra parte del mondo, ma circa due, tre volte l’anno, veniva a trovare Sole e la sua mamma e Sole per quel giorno non faceva altro che saltare a destra  e zompettare a sinistra, nell’attesa di sentire il clacson della macchina di sua nonna.

La macchina della nonna era una macchina molto ma molto vecchia, che quando passava per la strada la si poteva riconoscere dal rombo del suo tubo di scappamento. 

Sole, ma soprattutto sua mamma, non riuscivano a credere che quella vecchia carretta riuscisse ancora a mettersi in moto così conciata. 

La nonna era fiera di Gertrude, così l’aveva chiamata, e diceva sempre che non si sarebbe mai separata da lei e che insieme ne avevano viste delle belle e che tante altre ancora ne dovevano vedere.

A Sole faceva ridere quella buffa macchina, ma soprattutto le faceva ridere sua nonna, che la trattava come una persona: la lavava, la lucidava..ogni tanto la portava dal meccanico per aggiustarla qua e là, diceva la nonna, ma il meccanico ogni volta che da lontano la vedeva, si metteva le mani nei capelli.  

Sole, amava portare sua nonna a spasso per la fattoria, le presentava tutti i suoi amici animali, specialmente il piccolo pulcino e Mauretto l’orsetto.

La nonna si ricordava di tutti loro e quando la mamma di Sole non guardava, metteva le mani nella tasca e tirava fuori caramelle per tutti, ma se poco poco la mamma di Sole se ne accorgeva, con un abile trucco, le caramelle finivano tutte nella sua bocca alla velocità della luce! Era proprio la più abile di tutti nei trucchetti magici.

Quando la nonna di Sole si fermava nella fattoria anche Ser Serpente era felice, tanto che le consentiva di raccontare la favola della buonanotte agli altri animali al posto suo.

La nonna non aveva neanche bisogno del librone del serpente per raccontare le sue storie: ne conosceva così tante e così affascinanti che gli animali  la ascoltavano sempre nel massimo silenzio ed a bocca aperta.

Alla fine di ogni storia poi, la nonna faceva sempre sparire qualcosa, con uno dei suoi trucchetti magici, per poi farlo ricomparire in un battibaleno.

Una volta addirittura con grande spavento di mamma gallina fece sparire il suo piccolo pulcino ma con un trucchetto lo fece anche riapparire sotto la sua gonnellona.

Era veramente una nonna molto simpatica. Quando poi ripartiva tutti gli animali gli organizzavano sempre una piccola festa con tanto di balletto. 

La nonna rideva a crepapelle, era così buffo vedere la mucca ballare il tip tap! 

La notte di Giovanni.

la notte di giovanniNella notte nera Giovanni,

giovane marinaio coraggioso, 

esce con la sua barca ed il suo equipaggio

per cercare il suo amico scomparso.

Un’onda l’ha inghiottito la mattina precedente

e dell’amico nessuno ha più’ tracce,

ma Giovanni e’ senza paura

e conosce il mare

meglio delle sue tasche.

Esce in mare aperto

armato solo delle sue speranze.

Quella e’ una notte di tempesta,

la pioggia fitta e forte fa vacillare la nave ed il suo equipaggio,

ma non le sue intenzioni.

Giovanni non vacilla, 

resta fermo

nella ricerca del suo amico amato.

Cerca Giovanni, coraggioso marinaio,

cerca ovunque e non ti fermare.

Sa nuotare il tuo caro amico 

sa affrontare il mare.

Tu sai che di lui c’è’ una speranza

da bambini nuotavate insieme

 in quello stesso mare che oggi te lo nasconde.

Cerca Giovanni, non ti stancare,

lui e’ li,

aspetta solo di farsi trovare.

E’ uscito di buona lena,

come ogni giorno

solo per pescare, 

ma qualcosa dev’essere andato storto 

perché al tramonto, 

la sua barca, non ha fatto ritorno.

Ma Giovanni conosce il mare e le sue insenature,

Giovanni sa, dove andarlo a cercare.

Forza Giovanni non ti fermare,

le donne dell’isola confidano nel tuo ritorno.

Hanno messo una bottiglia sul loro davanzale,

stanno aspettando il tuo resoconto.

Forza Giovanni, tutti attendono il tuo ritorno.

Cerca più’ in fondo, cerca ancora

il tuo amico e’ li, 

sta solo aspettando di farsi trovare, 

aggrappato ad un asse di legno

naufrago, del vostro mare.

La sua imbarcazione 

e’ affogata nel fondo del mare.

Un pescecane troppo forte

ha fatto un buco sulla nave.

Ha imbarcato acqua il tuo giovane amico

non si e reso conto di essersi spinto 

oltre i confini del mondo.

Cerca Giovanni,

il tuo amico ti sta aspettando.

Lo vedi? Lì in fondo!

E’ coperto dal buio della notte

ed e’ stanco, ma ha fede,

e ti sta aspettando.

Vira Giovanni, trova la direzione,

illumina il nero buio e troverai la soluzione.

Segui l’eco che nel silenzio ti accompagna

e trova l’uomo, che il tuo cuore ti comanda.

Eccolo Giovanni,

si vede solo un leggero puntino di occhi bianchi,

illuminati dalla luna,

eccone il riflesso, dentro la notte scura.

Avvicinati piano Giovanni,

potresti fargli male.

Raggiungilo a nuoto, non ti preoccupare,

e’ vivo 

e sa che stai arrivando.

Ti aspetta, 

per essere portato in salvo.

Eccolo Giovanni, e’ stanco, come te, 

che da ieri sei uscito in mare per cercarlo.

Lo abbracci e’ stremato

ora puoi portarlo in salvo.

E’ vivo, e Giovanni e’ riuscito a salvarlo.

Lo sanno le donne che vedono cristallizzarsi un veliero

dentro le loro bottiglie di vetro.

Hanno messo una bottiglia

sul davanzale delle loro finestre

dentro solo albume d’uovo.

L’aria umida e la notte lunga cristallizzano una magia eterna

un veliero apparirà’:

il veliero di Giovanni,

che salverà’ l’amico perso.

E’ la notte di Giovanni questa,

fatta di miracolo e di attesa.

E’ la notte di Giovanni,

che ha segnato

la sua più’ grande impresa.

Torna Giovanni,

torna sulla terra ferma,

la tua vita ti aspetta,

valoroso marinaio e amico fidato,

che ha portato in salvo

un giovane cristiano.

 

 

 

La palla di vetro (Terza parte)

 

la-palla-di-vetroClara dal dolore urlo’ ed i ragazzi corsero via spaventati.

Solo il maestro rimase con Clara, doveva aiutarla, ma non sapeva come.

Decise di prendere il mozzicone di candela che era uscito dalla palla e con l’aiuto di un accendino che aveva in tasca, accese la candela e provo’ a bruciare il serpente, in modo che lasciasse in pace la povera Clara, ma il serpente era piu’ forte, non lascio’ il braccio.

Allora con la punta della piramide cerco’ di dargli fastidio, ma piu’ faceva cosi piu’ il serpente si infastidiva e stringeva il braccio di Clara, tirando fuori la sua lingua biforcuta.

Gli era rimasto da provare solo con la borraccia, senza sapere bene cosa stesse facendo, apri il tappo della borraccia e ne verso’ il contenuto sulla lingua del serpente, che in un secondo torno’ ad essere un innocuo serpente di gomma. 

Il braccio di Clara dal dolore divenne viola, ma nulla di preoccupante, ma tutto quello che era appena accaduto era troppo strano per essere normale.

Clara ed il maestro non riuscivano a darsi una spiegazione… e poi quel siero che aveva trasformato il serpente…cosa era?

Al maestro era rimasta solo una cosa da provare: avrebbe liberato il ragno e avrebbe provato il siero su di lui.

Con molta paura e poca cautela, apri il barattolino e verso’ il siero sul ragno, che inizio’ a subire delle trasformazioni: prima divenne un ragno gigante, poi le sue zampe da otto divennero quattro, due delle quali si trasformarono in braccia e le altre 2 in gambe. Gli occhi da otto divennero due e neri come il carbone.

I piccoli peli del ragno si trasformarono in capelli.

Davanti agli occhi increduli del maestro e Clara quel ragno divenne un bambino.

Nel frattempo la classe del maestro, non sentendo alcun rumore decise di tornare sulla torre e  trovandosi un bambino davanti iniziarono a fargli mille domande, ma il bambino non li capiva. Non riusciva a rispondere.

Cosi Clara arrivo’ alla soluzione del mistero: quel bambino era un bimbo egiziano. Lo dimostravano gli oggetti della palla di vetro: la clessidra, usata dagli antichi egizi, per misurare il tempo, la piramide, tempio di quella cultura, la biglia, antico gioco dei bambini egizi, e di quel bimbo in particolare, come anche il dado.

Clara era un archeologa, sapeva parlare l’egiziano, cosi riusci a parlare col bimbo che racconto’ di essere figlio di un faraone nascosto sulla torre per scampare da una guerra.

Suo padre il farone, promise di tornare a prenderlo a guerra finita, ma non torno’ piu’.

Si presento’ invece da lui un vecchio stregone che con il siero della borraccia lo trasformo’ in ragno e conservo’ i suoi oggetti personali nella sfera, che lui pero’ non poteva rompere, altrimenti il serpente messo li dentro di guardia lo avrebbe stritolato. 

Senza volerlo il maestro e Clara avevano liberato il piccolo bambino da quella maledizione, ma adesso cosa potevano fare con lui?

Lui voleva tornare dal suo papa’, il faraone, ma loro non erano in grado di tornare indietro nel tempo…o forse…

Il maestro, che ormai non capiva nemmeno lui piu’ niente di quello che stava accadendo, 

posiziono’ la piramide e la clessidra una accanto all’altra, mise in mano al bimbo, la candela e la biglia e tiro’ su la piramide e il dado, che mostro’ di nuovo il numero 1.

Aveva un solo un tentativo il maestro per mettere in moto una nuova magia, non poteva sbagliare.

Chiese a Clara di dire al bimbo di mettersi vicino a quegli oggetti, poi con un colpo secco, 

fece cadere sulla testa del bimbo e sulla piramide il siero magico. 

In una grossa nuvola di polvere d’oro il bimbo e tutte le altre cose scomparvero. 

Tutto, tranne il serpente, che striscio’ fuori dalla torre, lasciando li solo la sua muta essiccata.

Tutto questo davanti agli occhi dei bambini.

Clara ed il maestro erano sicuri di aver riportato il bimbo attraverso il viaggio nel tempo da suo padre, il faraone dell’antico Egitto.

A dimostrazione di questa tesi, un ultimo quadro apparve sulle pareti della torre, che raffigurava un tipico banchetto egizio simbolo di una festa, con tanto di ballerine e musicisti.

La magia era compiuta.

Il maestro torno’ a scuola coi suoi alunni e con Clara, che aiuto’ i ragazzi nelle loro ricerca e nella relazione di quella gita fantastica, che rimase nei ricordi di tutti.

Mola e Lamo.

C’erano una volta due amici ma amici di quelli veri, quelli per la pelle, di nome Mola e Lamo.

Mola e Lamo erano sempre insieme e si raccontavano tutti i loro segreti, ma un giorno Mola parti’ per un paese lontano e disse a Lamo:

“Non piangere, io un giorno tornero’ e ti raccontero’ tutto quello che ho visto e tutto quello che ho fatto.”

Lamo era molto triste per la partenza del suo amico, ma sapeva che sarebbe tornato e questo le bastava per stare serena.

Un giorno di due anni dopo Mola torno’ e Lamo ne fu molto felice.

I due amici tornarono a passare tutti i loro giorni insieme, dal mattino alla sera e dalla sera al mattino e si divertivano molto, ridevano a crepapelle, scherzavano ed erano sempre di buon umore.

Pochissimo tempo dopo pero’ venne da Mola una persona che aveva conosciuto nei due anni che fu lontano.

Questa persona era una bella bambina di nome Ema, che aveva passato tutto il suo tempo con Mola quando era stato via e adesso era tornata da lui per riportarlo a casa, la sua nuova casa, lontano da Lamo.

Inizialmente Mola non voleva andare via, era felice qui nella sua citta’ natale con Lamo ed Ema insieme.

Non gli mancava niente, aveva tutto. Aveva la sua vecchia amica e la sua nuova amica e poi loro nel frattempo erano diventate molto amiche: a Lamo piaceva Ema e ad Ema piaceva Lamo. Adesso gli amici erano tre ed insieme ci si divertiva di piu’.

Ma piu’ i giorni passavano e piu’ Ema diventava triste, sempre piu’ triste e sia Mola che Lamo non capivano e non riuscivano piu’ a tirarle su’ l’umore con la loro compagnia, finche’ un giorno capirono: Ema si era ammalata! Era ammalata di nostalgia.

Ad Ema mancava la sua casa, i suoi prati, i suoi infiniti boschi e tutti gli amici che aveva lasciato nel suo posto del cuore, cosi’ un giorno si decise e riparti’ per quel luogo lontano, ma una volta li’ si accorse che tutto era cambiato: certo i prati erano sempre i prati, i boschi erano sempre infiniti boschi, gli amici della sua infanzia erano ancora tutti li’, ma qualcosa nel cuore di Ema era cambiato.

Era come se le mancasse sempre qualcosa.

Allo stesso modo anche qui da Mola e Lamo la vita sembrava sempre la stessa: Mola continuava sempre a vedersi con Lamo, ma di giorno in giorno Mola diventava sempre piu’ triste e Lamo non capiva e non riusciva piu’ a farlo ridere.

Il vero problema e’ che a Mola mancava Ema e ad Ema mancava Mola.

Lamo in cuor suo sapeva che per essere felici quei due dovevano stare insieme, cosi’ strinse forte il suo amico in un abbraccio e lo saluto’ un’altra volta.

Questa volta sapeva che Mola non sarebbe piu’ tornato, almeno non subito e non se insieme ad Ema, ma sapeva che questa sarebbe stata l’unica strada per curare la nostalgia dei suoi due sueper amici.

Dal canto suo Lamo sapeva anche che sarebbe per sempre stata amica di quel matto di Mola, ovunque lui decidesse di andare, e questo le bastava per essere felice.

Nello il pipistrello.

Rilo girando di citta’ in citta’ incontro’ un giorno un buffo pipistrello, il suo nome era Nello.

Nello era un giovane uccello dal manto nero come la notte e gli occhi gialli come i gatti, pero’ Nello dei gatti aveva paura perche’ di giorno, mentre lui dormiva appeso agli alberi, i gatti si divertivano a fargli molti scherzetti: gli tiravano la palla in testa per farlo cadere, gli facevano le fusa sotto al suo ramo per farlo svegliare, ma Nello non demordeva e continuava a dormire ogni giorno attaccato al ramo dell’albero e col calar del sole, appena i gattoni birboni chiudevano gli occhi per riposare un po’, Nello li teneva tutti svegli col suono acuto della sua voce ed i gatti impauriti correvano a gambe levate giu’ per la valle.

Eh si! Nello sapeva come spaventarli!

Rilo ogni giorno osservava quella scena dei gatti col pipistrello e rideva a crepapelle. Ogni giorno la storia era sempre uguale e Rilo e Nello iniziarono a diventare amici ed insieme cominciarono a fare scherzi ai gattoni.

A Nello piaceva Rilo e a Rilo piaceva Nello, chissa’ forse perche’ erano entrambi uccelli e potevano volare, forse a Rilo piaceva il fatto che Nello era nero come la notte mentre a Nello piaceva il manto fatato di Rilo.

Iniziarono insieme a fare scherzi birboni ai gatti pestiferi che non ne volevano sapere di lasciare in pace Nello.

Finche’ un giorno Rilo disse al suo amico:

“ Va bene Nello, qui c’e’ bisogno di un piano: o tu cambi albero o saranno loro a trovarsi un’altra preda!”

Nello era felice di aver trovato un amico pronto ad aiutarlo e per giorni e giorni studiarono un modo per farla franca coi felini.

Rilo si ricordo’ una cosa che faceva ogni giorno la signora del piano di sotto quando stendeva i panni: per non far avvicinare i gatti la signora riempiva una bottiglia d’acqua e la lasciava vicino ai panni stesi. Nessun gatto provava mai ad avvicinarsi perche’ i gatti hanno paura dell’acqua!

“Che tonto a non averci pensato prima!” Esclamo’ Rilo e subito dopochiamo’ Nello ed insieme confabularono fino a notte fonda.

I gatti osservavano la scena da lontano senza riuscire a capire cosa avessero in mente quei due.

La notte passo’ stranamente senza alcuno scherzo da parte di Nello ai gatti, ma la mattina dopo, i gatti con orrore si resero conto cosa era accaduto: accanto all’albero, proprio sotto al forte tronco, cento bottiglie piene d’acqua erano ferme  a fare da guardia all’albero e quindi al riposo di Nello, che beato come un re sonnecchiava soddisfatto.

Back To Top
×Close search
Cerca