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La principessa Domani (2 parte).

Per raggiungere il posto incantato doveva usare un piccolo aeroplano.

La principessa era entusiasta di poter sorvolare i cieli, era stato l’astronomo ad insegnarle in quell’ultima infinita notte come poterlo far volare, soprattutto con quel mezzo sarebbe arrivata in un battibaleno.

Quanta impazienza questa principessa!

Il viaggio continuò senza soste, il volo durò un giorno ed una notte, ma la principessa non era mai stanca, era troppo curiosa di proseguire quell’avventura per avere sonno.

Purtroppo però dimentico la raccomandazione del saggio astronomo cioè che la benzina nell’aeroplano  prima o poi sarebbe finita, quindi nel momento in cui l’aereo avrebbe iniziato a fare delle puzzette in volo avrebbe dovuto cercare un comodo appoggio.

Quando se ne ricordò era ormai troppo tardi e l’aereo stava già volando giù in picchiata libera.

La principessa chiuse gli occhi per non vedere.

Stranamente lo schianto non fu così forte come immaginava, anzi le sembrò di essere atterrata su una nuvola. Impiegò qualche istante prima di decidersi ad aprire gli occhi. Quando lo fece, lo spettacolo che si trovò davanti era quanto di più bello e strano e pazzesco la Natura potesse presentarle.

Il piccolo aereo era atterrato sopra ad una grande foglia di albero gigantesco a forma di nuvola rosa.

Incredibile quello che stava osservando: era atterrata nel posto incantato, era circondata da alberi giganteschi e viola, con immense foglie a forma di nuvola. La terra era color dell’oro ed era così soffice che era difficilissimo camminare senza saltare. Sembrava di attraversare un immenso tappeto elastico. Ed i ruscelli poi, lastre immobili di specchi.

Mai visto un posto così particolare prima di ora.

La principessa, superato lo stupore, cercò impaziente di capire come potesse fare a cercare questo famoso arciere dal cuore d’oro che l’avrebbe aiutata, intanto anche senza di lui, non è che poteva perdere tempo quindi iniziò subito la ricerca della corona.

Quello che sapeva era che la corona era nascosta nella tana di una cattivissima bestia, mezza donna e mezzo drago. Il cattivissimo animale era temuto da tutti gli altri animali del regno, l’unico che riusciva ad avvicinarla era questo famoso arciere dal cuore d’oro.

La principessa era sicura di riuscire a convincere da sola quella bestia a farsi dare la corona, d’altronde era la sua, era lei che sarebbe dovuta diventare la regina in carica, le spettava di diritto, quindi perchè non avrebbe dovuto dargliela?

Cercò di chiedere agli animali del posto dove si trovasse la tana della bestia, ma gli animali in tutta risposta appena sentivano nominare l’assurdo animale, scappavano impazziti di paura.

La principessa non riusciva così a capire che strada prendere, poi ragionandoci un pò sopra prese la sua bussola e a seconda di dove correvano gli animali,decise di andare proprio nella strada opposta.

Convinta di non voler perdere ulteriore tempo dopo qualche ora di cammino riuscì ad avvicinarsi alla sua tana. La riconobbe subito perché la bestia era lì sdraiata a dormire indisturbata.

La principessa domani senza pensarci troppo, la svegliò e la bestia subito provò ad incenerirla, ma la principessa non si spaventò affatto, anzi continuava imperterrita a provare a parlarci, cercando di spiegarle che era lì per una corona che era sua di diritto, ma la donna drago non capiva e più la principessa si infastidiva a spiegare e più lei sputava fuoco cercando di prenderla. Meno male che non aveva una gran mira, altrimenti la principessa avrebbe fatto una gran brutta fine!

Iniziarono a litigare come due vere nemiche, chi urlava a destra e chi sputava fuoco a sinistra.

La principessa non voleva darsi per vinta proprio ora, voleva quella corona ad ogni costo, ma aveva capito che da sola non avrebbe potuto farcela, doveva trovare l’arciere dal cuore d’oro.

Decise di tornare nel bosco, forse stavolta gli animali l’avrebbero aiutata. Nel posto dove era caduto l’aereoplano incontrò dei coniglietti rosa e con fare molto gentile e senza fretta, per paura di non farli scappare un’altra volta, chiese loro di poter essere condotta dall’arciere ed i coniglietti la portarono da lui.

La casa dell’arciere era costruita su un albero, quando lei arrivò, lui stava costruendo una freccia di legno, sembrava molto impegnato, ed anche molto bello, ma la principessa non aveva intenzione di trovare il suo principe azzurro proprio oggi, non prima di aver preso la sua corona ed essere diventata regina almeno, così non si perse in chiacchiere e spiegò subito il motivo della sua visita.

L’arciere, che era un bravo e gentile ragazzo, disse che sì, l’avrebbe aiutata, ma non prima di aver finito di costruire il suo arco e le sue frecce.

La principessa rimase di sasso: come faceva quello stolto di un arciere a non capire che lei andava di fretta, che aveva bisogno di quella corona immediatamente.

Sbuffò e sbuffò e sbuffò ancora, ma l’arciere in tutta risposta iniziò divertito a fischiettare un grazioso motivetto, per nulla infastidito dalla presenza di Domani.

Molte sbuffate dopo, la principessa Domani aveva capito che non poteva far altro che aspettare che l’arciere finisse il suo lavoro, così occupò quel tempo girando per quel posto veramente incantevole, scoprendo che era divertente e rilassante godersi la giornata osservando un panorama, un tramonto, oppure gli animali, indaffarati nella loro quotidianità.

Tornò alla casa dell’arciere quando lui aveva finito da un pezzo il suo bellissimo arco nuovo, e le sue frecce poi, perfette in ogni particolare.

Questa volta però non chiese all’arciere di correre, ma anzi con tono molto più cortese si limitò a chiedergli: “Sei pronto?”

Raggiunsero la casa della bestia al tramonto, l’arciere da lontano scagliò la prima freccia, poi un’altra, ed un’altra ancora, tutte in direzione della tana della bestia. Ma come non era lui l’arciere dal cuore d’oro? Ed allora perchè le lanciava tutte quelle frecce? La principessa non capiva, pensò subito che toccava scappare un’altra volta, che sicuramente la bestia si sarebbe di nuovo arrabbiata con loro e li avrebbe inceneriti col suo potente fuoco.

Invece uscì dalla sua tana tranquilla, come se l’arciere le avesse fatto delle carezze sulla sua dura schiena di drago e addirittura li invitò ad entrare.

Era strana quella tana, come strana era la bestia, da dentro non faceva paura, anzi era ben arredata, con colori brillanti e dietro una tenda, su di un soffice cuscino, era posata elegantemente una splendida corona d’oro.

L’arciere chiese a Domani: “E’ questa la corona che cerchi?”

“Sì” rispose Domani felice “E’ proprio lei!”

In effetti la corona portava sopra lo stemma della famiglia di Domani era lì da molti anni da quando la bestia la portò via, salvandola da un incendio nel palazzo della principessa.

Lei era il drago del castello di suo padre, il re in carica, ma l’incendio la spaventò così tanto che scappò, portando con sè la corona desiderata, per proteggerla da altri incendi.

Oltretutto l’incendio aveva bruciato le sue grosse orecchie quindi non poteva più sentire bene, per questo l’arciere aveva scagliato tre frecce, per farsi riconoscere e non spaventarla. E sempre perché dalle sue orecchie trovava l’equilibrio per volare, non era più riuscita a fare ritorno, così si era organizzata in quel posto fatato dove era atterrata stremata dalle forze.

La principessa decise che quella bestia doveva fare ritorno insieme a lei nel castello, ma la bestia era ormai molto vecchia, e in più si era affezionata a quel luogo, non le interessava la vita del palazzo, ma anzi, voleva rimanere accanto al suo arciere, che da quando era arrivata nel posto fatato era stato l’unico a trattarla con cortesia e gentilezza e lei ormai gli voleva bene.

La principessa Domani si fermò nel regno fatato un altro mese ancora. Aveva capito contro che cosa avrebbe dovuto lottare, la sua tremenda impazienza ed aveva vinto. Aveva finalmente capito che delle volte, prendere e perdere del tempo serve a prendersi più cura di ciò che ci circonda, come fare compagnia ad un drago donna troppo stanco per volare, o conoscere meglio un buon amico dal cuore d’oro. D’altronde aveva aspettato tanti anni per diventare regina, poteva aspettare ancora.

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