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I lupi infelici (2 parte)

La notte trascorse passando in rassegna ogni specie di animale, a decidere se voler diventare questo o quello.

Verso l’alba, un lupo un pò più sveglio degli altri ebbe un’idea: “Ho io l’animale giusto per noi, quello più intelligente e più evoluto di tutti: ci faremo trasformare in umani!”

Gli altri lupi ne furono entusiasti e la proposta venne accolta a pieni voti.

Tutti felici e contenti si presentarono sotto l’albero del gufo pronti per essere trasformati in umani.

Un lupo addirittura era passato allo stagno a lavarsi il muso per l’occasione.

Il gufo alla richiesta dei lupi acconsentì, ma con un ghigno beffardo aggiunse:

”Ricordatevi che voi potete chiedermi in che cosa trasformarvi, ma non nel come, per quello dovrete pensarci voi! E adesso buona fortuna!”

Con un bel abbracadabra trasformò i lupi in esseri umani ed il gufo mostrò le sue vere sembianze: non era un gufo, ma un mago azzurro con cappello in testa e pipa in bocca.

Un lupo venne trasformato in un mendicante cieco, lasciato solo in una città sporca e senza scarpe, sudicio e al freddo e strano ma vero, affamato come un lupo.

Il secondo lupo divenne un cacciatore, con tanto di fucile e cane da caccia. Il cane era un bellissimo cane, che annusava la terra per cercare col suo fiuto di capire dove si nascondessero le prede, ma il lupo cacciatore non voleva cacciare, non voleva imbracciare il fucile, ne aveva anche un pò paura a dir la verità.

Gli altri lupi vennero trasformati in briganti rimasti dentro una grotta a giocare a carte e contare monete d’oro che avevano rubato al villaggio vicino, nascosti allo sceriffo e senza un misero tozzo di pane da mangiare. Nemmeno loro erano molto contenti della trasformazione.

Avrebbero preferito diventare degli umani diversi, magari bambini, così avrebbero avuto la mamma a pensare a tutto per loro.

Arrivata la sera non vedevano l’ora di tornare ad essere gli stessi lupi spelacchiati di sempre.

Non era stata poi una così buona idea essere trasformati in umani.

Allo scoccare della mezzanotte persero le loro sembianze di uomini e si ritrovarono sotto lo stesso albero, di nuovo lupi, dove però non c’era più il gufo ad aspettarli, ma il mago azzurro, col cappello in testa e  pipa in bocca.

Il mago chiese ai lupi come era andata la loro giornata da umani ed i lupi in tutta risposta iniziarono a lamentarsi un’altra volta di come erano infelici e sfortunati.

Il mago un pò arrabbiato disse loro:

“Dite un pò lupastri, veramente voi credete che per ottenere quel che si vuole basta piangersi addosso? Perché quando io vi ho trasformato in umani non avete fatto nulla per cambiare ciò che non vi piaceva. Io vi ho trasformato in quello che volevate, rispecchiando però il vostro essere, il vostro dentro, perchè anche se avevate un’altra forma, io non posso cambiare il vostro carattere, quello è compito vostro!”

Il lupo più sveglio si giustificò:

“Ma noi volevamo avere un’altra possibilità, volevamo riuscire per una volta ad avere una vita più facile e più bella!”

Ed il mago rispose:

“Voi veramente credete che solo sembrando diversi potreste essere più felici? La vostra felicità dipende da voi! Iniziate la mattina andando allo stagno a lavarvi il pelo. Vedrete che col passare dei giorni questo si ammorbidirà un pò e sarete più belli. Se proprio non volete correr dietro ai conigli coltivate qualche pianta, ed un pò di verdura, almeno sazierete la vostra fame! E per ultimo nessuno vi dice che dovete per forza essere dei lupi cattivi e senza amici, ma fate qualcosa per essere diversi, che so, fate ciò che vi riesce meglio, per esempio insegnate agli altri animali ad ululare come voi!”

I lupi increduli decisero di dar retta al mago strambo, così ogni mattina dedicavano dieci minuti del loro tempo a lavarsi il pelo allo stagno e di giorno in giorno questo si faceva più bello e più morbido, e le rane dello stagno si erano abituate a vederli lì ed iniziarono a scambiarci due chiacchiere. Il pomeriggio invece si dedicavano ad un piccolo orticello tutto loro e dopo un pò di tempo la terra iniziava a dare i primi frutti, che loro bonariamente dividevano coi coniglietti curiosi.

Senza accorgersene avevano trovato qualche nuovo amico, e non si sentivano più così infelici e sfortunati e misero sù una scuola anche, dove insegnavano agli altri animali ad ululare, e la sera dall’albero si sentivano certi concertini.

Il mago soddisfatto tornò a complimentarsi con loro:

“Vedete? Ci voleva così poco per essere felici!”

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